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Eni e gli altri soffriranno ma la redditività resta alta

di Fabio Pavesi

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13 dicembre 2008


Quando il greggio vola, i titoli petroliferi non possono far altro che salire.
Ovvio che la vecchia pratica di Borsa valga allo stesso modo anche in circostanze opposte. E lo si è visto con nettezza negli ultimi mesi. Con il petrolio che è letteralmente tracollato dagli oltre 140 dollari dell'estate ai poco più di 40 di questi giorni, accompagnando così la caduta dell'Eni che dai picchi di 26 euro del maggio scorso è arrivata a toccare il fondo dei 14 euro nei giorni scorsi. Poi ecco il toccasana (per le quotazioni) dell'intervento dei libici che ha permesso un violento rimbalzo e farà da supporto ai valori nell'immediato futuro. Con Eni (vedi anche a pagina 30) hanno sofferto un po' tutti, ma i più esposti a una contrazione dei prezzi del petrolio sono titoli come Saipem e Tenaris che stanno a monte della filiera energetica. Se il prezzo si stabilizzerà al ribasso verranno meno le commesse per nuovi pozzi e quindi il portafoglio ordini delle due società finirà per sgonfiarsi rispetto ai volumi record degli scorsi anni. E il mercato finirà per adeguarsi al clima. In realtà è già successo con Saipem: basti pensare che solo a fine maggio di quest'anno il titolo valeva 30 euro. Oggi pur tra scossoni e rimbalzi veleggia sopra quota 12. Tenaris e Saipem sono anche i titoli più volatili e terreno di caccia degli investitori professionali che con il trading giornaliero cercano di cavalcare i picchi delle oscillazioni. Più difficile per i neofiti la lettura di titoli come Erg e Saras. Ciò che influenza i valori sono i margini di raffinazione e il loro andamento non è sempre lineare rispetto al prezzo del barile.
Stagione chiusa quindi per i titoli del greggio? Non è detto. Certo la crisi globale dei listini e un petrolio ipotizzato dal Dipartimento dell'Energia Usa attorno alla soglia dei 50 dollari nel 2009, non depongono a favore dei titoli petroliferi. Ma sbarazzarsene sarebbe un grave errore. Basti guardare all'Eni. Non solo l'acquisto sul mercato dei libici farà da sostegno ai prezzi, ma se il greggio non sarà trascinato a fondo dalla recessione, la società petrolifera resta una formidabile macchina da soldi. Certo farà meno utili che negli anni passati, ma avercene di titoli che marciano con un ritorno sul capitale del 20%.

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